Design: invito all'uso (affrodance) | iacopobellavia.com

Quando un oggetto (o un ambiente) è progettato nella maniera corretta, guardandolo, l’utente ne potrà percepire subito l’affordance e di conseguenza comprendere subito come vada utilizzato.

Questa caratteristica nasce dall’esigenza di inserire nell’oggetto stesso delle istruzioni per l’uso, per così dire, native.
È facile accorgersi se l’oggetto in questione ne sia dotato o meno, infatti, se presente e ben realizzata, l’affordance comunica all’utente cosa fare per la successiva fruizione.
Si tratta quindi di un invito all’uso integrato che fa sì che, qualsiasi uso diverso da quello per cui l’oggetto sia stato creato, risulti inconcepibile agli occhi dell’utente.

Facciamo qualche esempio.
Se ci trovassimo di fronte ad una porta dotata di maniglia fissa, saremmo portati ad afferrare e tirare per aprirla. Se invece la porta in questione fosse dotata di una placca piatta, la spingeremmo.
Non saremmo certo portati a spingere la maniglia oppure cercare appigli nascosti nella placca piatta al fine di tirarla a sé.
Immaginate invece che la porta con maniglia si apra spingendo. Sarebbe certamente necessario apporre sulla porta un’indicazione altrimenti non si riuscirebbe ad aprirla al primo tentativo.

Un altro esempio, che, per altro, nasconde un aspetto piuttosto divertente, è il sistema operativo del computer.
Si tratta di un ambiente virtuale creato per riprodurre un ufficio reale affinché l’utente abbia la sensazione di stare in un luogo conosciuto e sia più incline ad utilizzarlo. La riuscita di questo software, sta nel constatare quanto il disordine che un utente riesce a crearci, sia simile a quello che crea realmente sulla propria scrivania… basta accendere il computer e notare quanti documenti e cartelle siano sparsi per il desktop del computer!
Grande esempio di affordance applicata ad un oggetto virtuale!

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