Dove nasce l'idea | iacopobellavia.com

Tempo fa, leggevo un libro di David Ogilvy in cui l’autore dichiarava che nella sua vita non aveva avuto che poche vere idee. Continuava spiegando come in effetti il resto delle idee gli giungessero in seguito a studi e analisi condotti sul soggetto/cliente.

Nell’apprendere questa notizia, all’epoca ero alle prime armi con la pubblicità, rimasi da una parte stupefatto, dall’altra invece un po’ perplesso. Non riuscivo a spiegarmi come un genio della pubblicità potesse asserire questo concetto, proprio lui che è da molti considerato il padre della pubblicità. Io invece partivo dal concetto: art director = idea originale sempre e comunque.
Naturalmente, tutti i torti non ce li aveva… ci mancherebbe!

Da dove nasce l’idea per una campagna pubblicitaria o per l’immagine di un cliente?
Percorrendo a ritroso la strada che ho fatto in pubblicità, mi rendo ben conto che in fondo ho sempre avuto un’idea originale per ogni cliente, ma da dove è venuta fuori di preciso?
Analizzando alcuni case study, tra vecchi e nuovi, ho notato che la matrice è sempre la medesima: il cliente stesso!
Eh già! La mia principale fonte di ispirazione è sempre stata il cliente e la storia che si porta dietro. Non so se sia un caso, ma ho sempre incontrato clienti con storie particolari, dotati di episodi, stranezze e quant’altro da cui attingere per trovare l’idea giusta.

All’inizio si tratta solo di un’intuizione che scaturisce da un particolare, da una frase buttata là, da un aggettivo fuori posto, insomma dall’ascolto attento di quel che dice il cliente durante il brief iniziale.
L’operazione di ascolto è in realtà una gran ricchezza perché permette di conoscere meglio il cliente ed entrarci un po’ più in confidenza e iniziare a capirne i gusti, i pensierie le opinioni per meglio strutturare una strategia che lo rappresenti.

Infatti, realizzare un progetto troppo distante dal cliente, in cui egli non ci si ritrovi, è sempre un problema. Se il cliente non è soddisfatto, a fronte magari di un ottimo progetto, lavorerà male, non riuscirà a sentirsi addosso l’immagine creata e potrebbe ad un certo punto voler rifare tutto da capo.
Credo che sia sempre necessaria questa simbiosi tra il cliente e la sua immagine, è come un vestito sartoriale che deve cadere a pennello, essere preciso, permettere il movimento.

Infine, una nota su queste limitazioni che il cliente impone per sua stessa natura. Trovo che, in comunicazione, avere dei limiti è decisamente stimolante. Quando il cliente impone dei limiti, l’ingegno si aguzza e le soluzioni vengono fuori più rapidamente e creativamente, ma dietro l’angolo c’è sempre in agguato il pericolo di lasciarsi andare e realizzare un’immagine banale a causa appunto degli eccessivi limiti.
Quindi, se da una parte i limiti restringono il campo d’azione e semplificano la varietà di soluzioni, dall’altra parte stimolano la creatività.

Sta proprio qui l’abilità di un creativo: trovare l’idea vincente lavorando al limite, trasformando le limitazioni in stimoli creativi.

Facebook Twitter Pinterest Email